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CHIESA NATIVITÀ DI MARIA VERGINE

LA CHIESA PARROCCHIALE DI BONORVA

La Parrocchia di Bonorva, dedicata alla Natività di Maria Vergine (“Maria Bambina”), è stata innalzata

tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento sul sito di una preesistente cappella,

che la tradizione popolare vorrebbe consacrata a Nostra Segnora de Su Cherchizzu

(Nostra Signora del Querciolo). Essa fu costruita per volontà del vescovo Jacopo Passamar -

futuro vescovo di Ampurias e poi arcivescovo turritano - che al tempo era

rettore di Bonorva. La costruzione si colloca nell'arco di quasi un trentennio:

a partire dal 1582, data incisa sul capitello destro del pilastro dell'ultima

campata verso l'abside, fino probabilmente al 1606, data incisa sotto

il simulacro della Vergine nel fastigio della facciata, che potrebbe segnare

il termine dei lavori. La progettazione e l’avvio della costruzione sono

da accreditare a un predecessore di Passamar: è probabile che egli abbia

trovato i lavori della chiesa già impostati.

Sul lato destro dell’ingresso è riportata un’iscrizione che indica la data di consacrazione della chiesa, il 28 settembre 1614.

Originariamente il progetto della chiesa era ben diverso da quello che si offre oggi: l’edificio esibiva un'unica ampia navata ed era chiuso, col piano sopraelevato rispetto al pavimento, dal presbiterio quadrato. Sull’altare maggiore c’era la statua lignea della Madonna: sul capo portava una corona d’argento. Al di sopra dell’altare si elevava la pala della vergine del Pilar, titolo con il quale veniva indicata la chiesa. Nel dipinto è rappresentata la Vergine assisa su di una colonna mentre viene incoronata da due angeli; porta in braccio il bambino Gesù. La spada che si trova adagiata in primo piano sul pavimento non è posta lì casualmente, ma serviva a guidare lo sguardo dello spettatore verso la base della colonna. Qui si trova una scritta parzialmente corrosa dal tempo: Bachio Gorini Flor (Fiorentino) pingebat bonorve ops […] Jacopi Passamare rectoris huius ecc... (chiesa) labori 1609. Si evince dunque che l’opera, commissionata da Jacopo Passamar, è stata dipinta per la chiesa di Bonorva dal pittore fiorentino Baccio Gorini e fu ultimata nel 1609. Oggi il dipinto è collocato sul lato destro all’ingresso della chiesa. Lungo il perimetro sono disposti dieci riquadri in cui vengono descritti episodi della vita di Maria. In origine, addossate alle parteti dell’edificio, si trovavano sei cappelle, tre per lato, che consistevano nei soli altari. Sull’altare maggiore avveniva S’inchejada, l’antico rito della purificazione delle donne nei giorni successivi al parto.

La torre campanaria venne sviluppata secondo i moduli tipici delle costruzioni gotico-catalane: presenta due segmenti di differente planimetria (la prima quadrata e la seconda ottagonale) ed è conclusa da una guglia piramidale. La torre è alta m 33,26 e venne completata nel 1629, come indica la data incisa nella prima delle tre campane che vi vennero collocate.

Verso la fine del XVIII secolo, la chiesa di Santa Maria fu sottoposta a diversi interventi che ne modificarono radicalmente l’impianto originario, conferendole un aspetto più simile a quello attuale. I lavori ebbero inizio del 1786 e sarebbero andati avanti per oltre un decennio. Il progetto prevedeva l’ampliamento del lato sinistro, con l’apertura di quattro cappelle comunicanti fra loro, con gli archi d’ingresso dall’aula e con la volta a botte, da ricavare, per acquisire una maggiore profondità, tra i contrafforti dell’edificio. Anche le cappelle sul lato destro subirono dei rimaneggiamenti. Nel frattempo venivano effettuate radicali modifiche anche nel presbiterio: veniva eretto ex novo l’altare maggiore, impostato su modelli baroccheggianti con una coppia di colonne tortili di stucco e smalti. Nel 1797 fu realizzata anche l’attuale sacrestia e venne ampliato il presbiterio con l’aggiunta del coro.

La facciata a spioventi è limitata da paraste angolari, concluse da acroteri a vaso con fiaccola. La cornice terminale a decoro fitomorfo è sovrastata da un tratto di parete e da una seconda cornice a smusso, con accentuazione dell'effetto di doppio coronamento. La nitida partitura - con stilemi romanici, tardogotici e classicistici - è caratterizzata dal portale con pilastri a fascio di colonnine, le cui modanature proseguono oltre gli stretti capitelli cilindrici nell'archivolto a tutto sesto. I capitelli sono affiancati da pinnacoli che, superato il timpano con fiorone, raggiungono la cornice orizzontale ad archetti intrecciati. In asse il rosone ripropone nelle modanature a spirale con sferule e punte di diamante un ornato tipicamente plateresco.

BIBLIOGRAFIA

 -    Deriu G. - Chessa S., Meilogu, TOMO I, L’assetto territoriale dell’odierno Meilogu dal basso Medioevo ai nostri giorni, con particolare riferimento alle curatorie di Meilogu e Costa de Addes, Editoriale documenta, Cargeghe 2011;

 -    Marruncheddu T., Bonorva, La villa che visse due volte, Edizioni della Torre, Cagliari 2014;

 -    Mura S., Bonorva, Editrice il Torchietto, Ozieri 1999.

 

SITOGRAFIA

 -    www.sardegnacultura.it

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