top of page

SAN SIMEONE

IL VILLAGGIO E LA MALEDIZIONE DE SA MUSCA MAGHEDDA

La località di San Simeone si trova sul pianoro del Monte Cacau, l’altura che sovrasta il paese di Bonorva. Per la sua posizione strategica il sito fu frequentato in età nuragica, punica, romana e medioevale.

Per quanto concerne le fasi più antiche, a breve distanza dal sito di San Simeone, si trovano i ruderi di una probabile fortificazione costituita da ampi recinti megalitici denominati muras: in tutto se ne conoscono otto. Secondo l’archeologo Giovanni Lilliu, in età punica le muras furono impiegate dalle popolazioni locali come linea di controllo e difesa nei confronti del vicino castrum punico.

La realizzazione di questo insediamento punico viene fatta risalire da vari studiosi, tra cui l’archeologo Ferruccio Barreca, al V secolo a.C. sulla base della tecnica edilizia impiegata per l’edificazione delle strutture, avvenuta tramite l’impiego di blocchi basaltici poligonali lavorati in alcuni casi a bugnato. L’insediamento si estende in un areale a pianta trapezoidale, diviso in un settore orientale destinato all’abitato civile e in uno occidentale identificato come “acropoli”.

Recenti ricognizioni superficiali hanno evidenziato l’assenza di frammenti ceramici attribuibili ad età punica, mentre il riutilizzo dell’area in epoca romana è confermato dal ritrovamento di estese aree di frammenti ceramici di età romana. La vicinanza all’antico tracciato della strada a Karalibus Turrem e la posizione dominante del sito connoterebbero l’insediamento romano in località San Simeone come importante centro posto a controllo del territorio circostante e come luogo di sosta lungo la strada.


 

Il sito conobbe nuova vita in epoca medioevale, in una zona a breve distanza dalle muras: la villanova di San Simeone fu fondata intorno al 1353 da Mariano IV d’Arborea, sopra la villa distrutta di Bonorva-San Giovanni. La scelta della collocazione del nuovo villaggio non era casuale ma dettata da un forte bisogno di sicurezza: lo scopo era infatti quello di offrire un rifugio sicuro alla popolazione della curatoria di Costa de Addes, esposta alle rappresaglie degli invasori Catalano-Aragonesi agli inizi della rovinosa “Guerra di Arborea” (1353-1410/20), durante la quale già le ville di Rebeccu e San Giovanni erano state annientate. Tuttavia, la villa risulta già abbandonata nel 1388, verosimilmente in seguito alle invasioni nemiche o alla peste del 1376 arrivata, secondo la leggenda, con sa musca maghedda, ovvero “la mosca che macella”.


 

Il villaggio di San Simeone cadde definitivamente in rovina per abbandono dei suoi abitanti intorno al 1620 e i pochi arredi della chiesetta di San Simeone, gli atti di battesimo e cresima, nonché il simulacro del santo patrono furono portati a Bonorva e depositati nella chiesa parrocchiale di Santa Maria. Nel sito sono visibili ancora oggi le rovine restaurate della chiesa di San Simeone, composte dai muri perimetrali e due archi a sesto acuto. Di particolare interesse è il miliare romano riutilizzato come architrave della porta d’ingresso: esso non reca iscrizioni, ma proveniva sicuramente dalla vicina strada romana Karalibus -Turrem. Sono presenti inoltre diversi cumuli di pietre di varie dimensioni, interpretabili come resti delle abitazioni - se ne contano circa 50 -, in cui si trovano anche frammenti ceramici e di materiali edilizi, come coppi e tegole.


 

LEGGENDA

Un giorno Dio, per punire i peccati degli abitanti del paese, mandò il flagello de sa musca maghedda, un insetto che pungeva chiunque incontrasse, uomini e animali, provocando morte, rovina e desolazione in tutto il territorio. Tale sciagura devastò il villaggio di San Simeone e si interruppe solo quando arrivò al paese un “uomo giusto” che le rinchiuse in un’anfora: essa venne sigillata e sotterrata nella chiesa di San Simeone. Una volta che le mosche furono seppellite, l’uomo avvisò gli abitanti che esse sarebbero potute tornare se non si fossero comportati secondo il volere divino; in caso contrario, sarebbero rimaste sepolte per sempre. I sopravvissuti furono terrorizzati dall’idea di rivivere quella terribile catastrofe, pertanto decisero di abbandonare San Simeone alla ricerca di un sito più salubre. Dall’altopiano si stabilirono dunque sulle pendici, a Muristene: è qui che venne rifondata la nuova villa di Bonorva.

Una seconda versione della leggenda narra che gli abitanti di San Simeone, in seguito al flagello de sa musca maghedda, discesero dall’altopiano lungo il pendio di Sa Pala de Cacau: arrivarono dunque in un luogo chiamato Malerva a causa dell’inestricabile boscaglia che lo ricopriva. Mentre attraversavano la selva ebbero una visione che li lasciò impietriti: un quadro con l’effige della Madonna impigliata tra i rami di una quercia. I superstiti capirono subito il segno divino: era esattamente lì che avrebbero dovuto stabilirsi, così gli abitanti diedero origine a un nuovo villaggio, costruendo la chiesa dedicata a Sa Madonna de su chelchizzu, l’attuale Santa Maria Bambina. L’antico nome di Malerva, inoltre, fu trasformato in Bonerva, ovvero “buoni campi”.

Si racconta infine che i Bonorvesi vollero offrire, in segno di devozione, una parte dei propri averi e ricchezze a San Simeone: rinchiusero il tesoro in un’anfora identica a quella in cui erano rinchiuse le mosche e la seppellirono accanto all’altra, dove tuttora si trova. Chi oserebbe infatti, pur di impadronirsi del tesoro, correre il rischio di sbagliare anfora e scatenare di nuovo la terribile maledizione de sa musca maghedda?

BIBLIOGRAFIA

 -    Deriu G. - Chessa S., Meilogu, TOMO I, L’assetto territoriale dell’odierno Meilogu dal basso Medioevo ai nostri giorni, con particolare riferimento alle curatorie di Meilogu e Costa de Addes, Editoriale documenta, Cargeghe 2011;

 -    Deriu G. - Chessa S., Meilogu, TOMO II, La curatoria di Costa de Addes (Bonorva e Semestene), Editoriale Documenta, Cargeghe 2014;

 -    Deriu G., L’insediamento umano medioevale nella curatoria di “Costa de Addes”, Magnum edizioni, Sassari 2000;

 -    Marruncheddu T., Bonorva, la villa che visse due volte, Edizioni della Torre, Cagliari 2014.

bottom of page