SAN GIOVANNI
La chiesa di San Giovanni fu consacrata da un cardinale - inviato direttamente
da papa Alessandro III - nel 11741, insieme a molte altre chiese
del Logudoro. Intorno a questo edificio sorse il primo nucleo di
Bonorva, che nel corso della prima metà del Trecento divenne
molto probabilmente la villa principale della curatoria di
Costa de Addes, fino almeno al 1353, anno in cui fu distrutta
dagli aragonesi: gli abitanti superstiti si trasferirono presso
il villaggio di San Simeone.
La chiesa originariamente aveva modeste dimensioni,
capace di accogliere la popolazione di un villaggio della
Sardegna medieovale. Nel secolo XVII l’edificio fu notevolmente
ampliato: l’attuale sagrestia corrisponderebbe alla chiesetta originaria.
Dell’impianto originario rimane la parte finale del presbiterio,
che si conclude con un abside semicircolare.
L’ampliamento della chiesa fu dovuto anche alla sua funzione di Oratorio di Santa Croce: San Giovanni è sede dell’omonima confraternita, per questo motivo esibisce il Crocifisso al centro dell’altare.
Realizzata con cantoni di arenaria, la chiesa di San Giovanni è caratterizzata da un portale con colonnine tortili reggenti un timpano in asse con un rosone. Al lato nord, costruito con pietre non lavorate, si trova il campanile, con cella campanaria raggiungibile con una scala esterna. All’interno della chiesa troviamo una navata ben proporzionata, due cappelle a destra e due a sinistra, comunicanti tra loro tramite un’apertura con colonna mediana, poste all’altezza del presbiterio. Quest’ultimo a sua volta è collegato alle cappelle mediante un arco con estradosso a punta di diamante. La pavimentazione è in lastre di marmo e un grande altare ligneo del 1700 è posto a conclusione della navata.
La chiesa ospita oggi al suo interno, tra le altre opere, una pregevole tela raffigurante Sant’Antonio Abate con san Gavino e san Carlo Borromeo - realizzata dal pittore Baccio Gorini - e tre dipinti pertinenti ad una pala d’altare, collocata nella cappella settentrionale della chiesa. I dipinti del trittico, di artista anonimo, olio su tela, riproducono i tre Martiri Turritani: all'estrema sinistra del dipinto, è presente il prospetto frontale della chiesetta di Balai, che nel 2016 fu riconosciuta dall’epigrafista Giuseppe Piras come la più antica rappresentazione fino ad ora nota della chiesetta di San Gavino a mare (seconda metà del Seicento – inizi del Settecento).
Leggenda narra che le antiche anfore, contenenti sa Musca Maghedda che aveva distrutto la villa di San Simeone e le monete d’oro donate dai superstiti, siano seppellite proprio sotto la chiesa di San Giovanni.
BILIOGRAFIA
-
Deriu G. - Chessa S., Meilogu, TOMO I, L’assetto territoriale dell’odierno Meilogu dal basso Medioevo ai nostri giorni, con particolare riferimento alle curatorie di Meilogu e Costa de Addes, Editoriale documenta, Cargeghe 2011;
-
Deriu G. - Chessa S., Meilogu, TOMO II, La curatoria di Costa de Addes (Bonorva e Semestene), Editoriale Documenta, Cargeghe 2014;
-
Deriu G., L’insediamento umano medioevale nella curatoria di “Costa de Addes”, Magnum edizioni, Sassari 2000;
-
Mura S., Bonorva, Editrice il Torchietto, Ozieri 1999;
-
Piras G., «P. Joseph Monserratus de Castro Aragonesio...»: annotazioni epigrafiche e recenti acquisizioni sul pittore Antonio Maria Casabianca, con una possibile attribuzione a lui del dipinto raffigurante il Padre Giuseppe Monserrato nella S. Maria delle Grazie di Castelsardo, in Insula Noa: temi di storia e cultura sarda, Anno I, num. 2, settembre 2020.
SITOGRAFIA
1 Anno ab incarnassione Domini nostri Jesu Cristi 1174 su cardinale de primis de Italia… consacrait sa ecclesia de Santu Joanne de Bonorba




