SU LUMARZU
LA FONTE NURAGICA
La fonte nuragica Su Lumarzu si trova ad una distanza di circa 300 m in direzione Est dal borgo medioevale di Rebeccu, a breve distanza dalle pendici settentrionali dell’altipiano della Campeda, al margine meridionale della piana di Santa Lucia.
La scoperta della fonte avvenne casualmente nei primi anni del secolo scorso ad opera del proprietario del terreno, il sig. Giuseppe Rossi Gomez, che trovò il monumento durante la ricerca di una vena d’acqua da impiegare per l’irrigazione di un frutteto. In seguito, l’area venne indagata da Antonio Taramelli che, accertata la matrice nuragica della ceramica presente sul sito, attribuì un carattere sacro al monumento sulla base del rinvenimento di un vasetto piriforme alto 7 cm, con ansette forate e falso colatoio. La presenza di un’area cultuale, nell’areale gravitante attorno alla fonte nuragica di Su Lumarzu, troverebbe conferme nel ritrovamento di una statuetta bronzea devozionale raffigurante una «donna offerente». Il manufatto venne rinvenuto nella grotta di Cantaru Addes, situata a breve distanza dalla fonte, che si estende negli affioramenti calcarei che caratterizzano l’area di Rebeccu.
Il monumento è composto da un ampio atrio lastricato a pianta rettangolare (m 5,15 x 1,80) che presenta due file di sedili alle pareti (alt. m 0,30; largh. m 0,40). I muri laterali sono costruiti attraverso una tecnica mista, che vede l’alternarsi di grandi blocchi di ignimbrite e calcare, appena lavorati, per i filari di base e l’utilizzo di blocchetti squadrati in basalto per i filari superiori. Il muro Est conserva una nicchia di forma quadrangolare. La facciata che prospetta verso Nord (alt. m 2; largh. m 3), realizzata in blocchi lavorati di basalto, presenta una struttura isodoma. Nella parte inferiore e centrale di questo muro si trova la porta a luce trapezoidale (largh. base maggiore m 0,65; alt. m 0,64) che cela una vasca di raccolta con copertura a tholos. Il vano interno (diam. m 0,97; alt. m 1,60), costruito con blocchi di basalto posizionati accuratamente, presenta una copertura a tholos chiusa nella parte sommitale da una grande lastra orizzontale, anch’essa in basalto.
Le ricerche più recenti presso la fonte nuragica di Su Lumarzu sono state condotte tra il 2004 e il 2005 dalla “Sapienza” Università di Roma, in collaborazione con il Comune di Bonorva e sotto la direzione scientifica e alta sorveglianza della Soprintendenza per i Beni Archeologici delle province di Sassari e Nuoro.
Le indagini hanno permesso di individuare il canale adduttore (con una copertura in conci a T) che convoglia le acque sorgive all’interno della vasca di raccolta. Gli interventi hanno inoltre previsto il restauro del settore centrale del lastricato dell’atrio.
La strutturazione definitiva della tholos e del lastricato della fonte sono stati datati alla Prima età del Ferro 1 (900-730 a.C. circa), mentre frammenti ceramici del Bronzo Finale (1200-900 a.C. circa) attestano una frequentazione dell’area precedente alla monumentalizzazione della fonte. La frequentazione del sito in età romana imperiale è testimoniata dal Taramelli che segnala il ritrovamento di alcune monete di IV secolo d.C. durante la pulizia del piazzale antistante la fonte, attribuite a Costantino I ( 324-337) e Costanzo II (337-361). In una fase medioevale/moderna venne incisa una croce latina sulla faccia inferiore della lastra di chiusura della tholos.
BIBLIOGRAFIA
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- Taramelli A., Fortezze, recinti, fonti sacre e necropoli preromane nell’agro di Bonorva (Prov. di Sassari), con rilievi e disegni del Prof. Francesco Giarrizzo, in Monumenti Antichi dei Lincei, XXV, coll. 816-825, 1919.
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