REBECCU
IL BORGO ABBANDONATO
Rebeccu, piccolo borgo disabitato, è collocato su un ripiano calcareo che sovrasta la piana di Santa Lucia, a mezza costa de Su Monte.
Il paese è sormontato da una roccia denominata "Su casteddu".
Originariamente quartiere di Santa Maria di Rebeccu, di pertinenza della villa a grappolo di Addes, acquisì nel corso del Trecento lo status di villa autonoma, ereditando dalla villa-madre le competenze geografiche e giuridiche.
Rebeccu esisteva con certezza nei secoli XII-XIII. Le prime prove documentarie riguardo il borgo risalgono al 1353, quando fu presa, fatta incendiare e temporaneamente evacuata agli albori della Guerra d’Arborea (1353-1410/20), nel corso di un’azione di rappresaglia guidata da Rambaldo de Corbera. La sua ripresa probabilmente fu molto rapida poiché, nella seconda metà del ‘300, distrutta l’antica villa di Addes, Rebeccu divenne definitivamente capoluogo della curatoria e quindi sede del curatore - probabilmente passato alla leggenda come il re dimorante in Su casteddu - della Costa de Addes che comprendeva Bonorva, Terchiddo e Semestene.
L’importanza della villa di Rebeccu è dimostrata da ciò che avvenne il 14 gennaio del 1388: in questa data, davanti alla chiesa di Santa Maria (oggi Santa Giulia), si riunirono i rappresentanti di Rebeccu e delle ville subordinate (Bonorva, Semestene, Terchiddo) per eleggere un procuratore. Venne eletto Giovanni Masala, un abitante di Rebeccu, che ebbe il compito di recarsi ad Oristano per sottoscrivere, insieme agli altri procuratori, il trattato di pace tra Eleonora d’Arborea e Giovanni I d’Aragona, detto il Cacciatore.
La chiesa di Rebeccu è attualmente dedicata a Santa Giulia e fu edificata nelle forme attuali tra il XVI ed il XVII secolo su un edificio preesistente, originariamente dedicato a Santa Maria.
La pavimentazione originaria dell’edificio sacro, riportata alla luce grazie a lavori di restauro, è stata realizzata mediante l’impiego di un’antichissima tecnica conosciuta come “cocciopesto”, che prevedeva l’impiego di laterizi minutamente frantumati.
La decadenza di Rebeccu iniziò gradualmente: i censimenti documentano tra il 1400 ed il 1871 un decremento demografico dei centri di Terchiddo e Rebeccu, a favore di Bonorva e Semestene. Dopo il secolo XVI la situazione assumerà proporzioni drammatiche anche a causa di malaria, carestie, frane ed isolamento, favorendo l’accentramento urbano verso Bonorva. Nel 1875 il comune di Rebeccu fu aggregato a quello di Bonorva.
Oggi l’antico borgo è completamente abbandonato. [...] solo il gorgogliare dell’antica fonte dà un qualche palpito di vita, sembra di udire ancora, sospeso tra il silenzio eloquente delle casupole screziate di calcina, il monito funesto della megèra Donoria .
LEGGENDA
La leggenda attorno a questo paesino racconta di un re che viveva con sua figlia Donoria in un castello sul cucuzzolo del monte di Rebeccu. Quest’ultima non era ben vista dai Rebecchesi che temevano i suoi sortilegi: costrinsero quindi il re ad esiliarla. Prima di lasciare la città, Donoria lanciò questa maledizione: “Rebeccu, rebecchei, da-e trinta domos non movei” (Rebeccu non supererai le trenta case). Dopo la partenza di Donoria, il paese cadde in rovina: con la malaria e lo spopolamento i pochi abitanti rimasti riedificarono Rebeccu sul piccolo ripiano calcareo in cui si trova ora; nessuno osò costruire più di trenta case.
L’importanza che il centro aveva in epoca medievale ha dato adito anche a un’altra leggenda: qui, in un castello ormai scomparso, si sarebbe celebrato il matrimonio tra la giudicessa Eleonora d’Arborea e Brancaleone Doria.
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[1] Marruncheddu 2003, p. 111
BIBLIOGRAFIA
- DERIU G. - CHESSA S., Meilogu, TOMO I, L’assetto territoriale dell’odierno Meilogu dal basso Medioevo ai nostri giorni, con particolare riferimento alle curatorie di Meilogu e Costa de Addes, Editoriale documenta, Cargeghe 2011;
- DERIU G. - CHESSA S., Meilogu, TOMO II, La curatoria di Costa de Addes (Bonorva e Semestene), Editoriale Documenta, Cargeghe 2014;
- DERIU G., L’insediamento umano medioevale nella curatoria di “Costa de Addes”, Magnum edizioni, Sassari 2000;
- MARRUNCHEDDU S., Bonorva nell’Ottocento, Amministrazione Comunale Bonorva, Macomer 2003.



